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LETTERA dal re Mi-vagn [Pho-lha-nas] a fra' Orazio in occasione della sua partenza per il Nepal 1 luglio 1732 |
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Dopo che tu, o Lama testa-bianca. tra varie difficoltà [sopportate] a pro' della tua legge, da lontani paesi sei venuto alla nobile Lhasa, Ruota della Legge, Vajrasana del Tibet, non solamente hai fino ad ora fatto mediante il tuo animo diritto quanto di bene potevi nei riguardi delle varie specie di uomini, ossia cinesi mongoli e tibetani, questi tre, e kashmiri. nepalesi, indiani, tribù della frontiera meridionale ecc., ma non hai compiuto alcuna specie di azione cattiva, neppure quanto la radice di un capello. Noi siamo stati molto contenti nel nostro animo che tutto il modo d'agire di voialtri, ossia del lama testa-bianca assieme al medico [P. Gioacchino], non sia stato in deroga alle leggi religiose e civili. Pur essendo ancora giovane ed abile, o lama, te ne andrai nel Nepal, e mediante il tuo animo diritto, adesso farai a tutte le creature quanto più bene potrai, secondo la regola. Siccome quanto tu, o lama, fai risulta in difficoltà [per te], anche da parte mia verranno fatte purissime preghiere [per te]. Sebbene noi non conosciamo la [vostra] religione, non solamente noi prestiamo fede e venerazione a tutte le religioni, la nostra e la vostra; ma nel passato non l'abbiamo mai biasimata, ne ora lo facciamo. Tutte le circostanze di ciò raccontatele al vostro Lama [il papa]. A qualunque distanza siano i paesi in cui noi due dimoriamo, mandaci di quando in quando delle lettere. Siccome tu sei un buon lama dalla mente bianca (pura), di grande virtù, senza frode nè impostura, noi ti risponderemo. Scritto nel nono giorno del sesto mese dell'anno acquá-topo dal palazzo dGa'-ldan-k'an-gsar.
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| * i documenti e le traduzioni sono tratti da: I MISSIONARI ITALIANI NEL TIBET E NEL NEPAL a cura di Luciano Petech |